Blog-SeGnalato Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza periodicità. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001. Alcune immagini sono tratte dal web, in caso di problemi avvisate e saranno immediatamente rimosse LIFE ON MARS
LIFE ON MARS qualcosa simile alla Terra, all'Uomo, alla sua Vita, alla sua Morte, al suo Ciclo di rinascita e di distruzione fino alla fine per poi ricominciare.
venerdì, 13 ottobre 2006

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carcere
...PASSA DA QUESTA PARTE...
di martina fontana
Viaggiatore, che hai scostato la schiena dei miei ritratti sul muro.
Li ho ancora raschiati e arginati con le unghie.
Non coincidono più con i giorni dell’abbandono,
Di camomilla e avana pestata
Di corde stonate e funi per fasciarmi il cuore.
Ed io che la sera continuavo ad amarti,
Chiamandoti per nome,
Amore,
Affetto senza più decreti, marea.
Nell’attesa di scoprirti avvinghiato tra le coperte.
Eccoti, pensavo di non rileggerti più,
Amore.
Insulso tramonto appannato dal vino.
Eri qui, ancora con la cera incollata tra le dita.
Mai più ritrovata.
A lisciare il mio ventre scassato di botte.
Sorda ed esanime fino all’ultimo lunedì di pioggia
Leggo il tuo distacco mille volte
E mi fermo a guardare l’assenzio
Inginocchiata ad ossa nude sull’asfalto.
Nessun petalo di rosa a salvarmi,
Nessuno più da scrivere.
Apprensioni e orgasmi da rievocare,
Assaporo la polvere bianca tra le labbra, fra i denti
Che ora mi scivola addosso.
Senza voltarsi, eventi macabri e qualche variazione.
Una foto scattata da un amante adolescenziale
Ed è prima di impazzire per la tua assenza.
Familiare impaccio.

 
Amore.
Di soavità, di acidità.
Le fondamenta cedono al primo foglio.
Dediche trascurate e paura di morire.
E questo disco, che in estasi, gira.
SONAGLI
di martina fontana
 
Cerini bruciati
E coloro di curve nere
Un recinto di rovi e bacche di mirto
Per lasciarti fuori
Da questa narcosi profonda,
Che mi batte sui polsi
E scioglie la mia corteccia allacciata
 Eri di mani salmastre
A sommergermi il cuore
Di resina tra le gambe
A frenare i miei viaggi inconsueti
A ridosso di quel gazebo
Di tulle e gerani rubino
Che ti ho cucito addosso
Perché potessi trovare riposo
Sul graticcio di canne
E sui larghi cuscini d’avorio
Macchiati di rimmel
E delle tue ciocche imbrogliate
Sei ancora qui
Con gli occhi alti sull’altalena
A guardare le mie gambe
Che tagliano il vuoto
Tradito solo dal barlume
Di un timido lampione isolato
Ora i sonagli e le perline di lurex
Che ho appeso al soffitto
Per sentire ancora rumore
Si scagliano disordinati
Nell’ultimo temporale di Marzo
E si muove ancora qualcosa
Tra queste mura inquinate
Di frasi erotiche e abbagli
Di tenerti fermo sulla vernice fresca
A morderti ancora le labbra,
Asciutte di sabbia e di vino
 
 
 
 
 
 
 
 

 

postato da gracel alle ore 10:20 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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