Blog-SeGnalato LIFE ON MARS

LIFE ON MARS

qualcosa simile alla Terra, all'Uomo, alla sua Vita, alla sua Morte, al suo Ciclo di rinascita e di distruzione fino alla fine per poi ricominciare.
mercoledì, 23 maggio 2007

anni novanta: un pò di nostalgia!

paz

Leggendo quest’articolo mi sono commossa.

Infatti, mi ricorda quando da ventenne, anche io con i miei amici, con il mio gruppo, cercavamo di fare ciò che era nelle nostre intenzioni più pure, più vere, ovvero realizzare le nostre passioni; si, il gruppo, il gruppo degli  amanti dell’arte, dal teatro, della video art, della musica, della poesia. Era l’inizio del circuito artistico dei giovani artisti italiani, in cui io partecipavo ed andavo in tour nelle gallerie d’arte contemporanea italiane con le mie video art, coinvolgendo la mia isola, i miei amici, le giovani anime, fervide e piene di sogni. Eravamo un gruppo. C’incontravamo in una casa ad ortigia, ai tempi casa mia, quando ancora ortigia era fatiscente nella sua bellezza primitiva ed antica; casa mia  era un punto di riferimento assai vivace per i  brainstorming del nostro gruppo, in una terrazza di fronte al mare di ponente, a vagheggiare palazzi da rilevare per fondare il Centro delle Arti Visive a Siracusa.

Bei tempi quelli, quando i sogni erano la nostra realtà, quando i sogni erano l’input del nostro risveglio al mattino e la vita sembrava un’altra cosa. Quanti progetti, quante cose da fare e da dire.

 Io ed alcuni amici siamo stati senza dubbio i pionieri di un movimento, allestendo per primi la galleria civica che fine anni novanta era in preda  a direttori di galleria che si susseguivano a piacimento.

Ricordo ancora la performance all'istituto d'igiene mentale con i ragazzi delle case alloggio e quella sui rituali degli indiani d’america in sinergia con i video sullo schermo! Eh si, perché io in quel periodo ero la videomaker del gruppo, quella che girava sempre con la videocamera in spalla e filmava tutto.

Quanti video  sulla decadente ortigia, su ciò che succedeva dentro l’isola, gli eventi, i non eventi, oppure semplicemente  filmare ‘un giorno ad ortigia’ o ‘i ragazzi della scuola ortigia’ ,

per poi metterle in mostra sulle emittenti televisive locali perché la gente aveva paura di ortigia e bisognava

cambiare

le idee.

Eh si,  cambiare le idee!Questo era il nostro obiettivo. Cambiare la società, cambiare la mentalità, educare gli altri alla convivenza civica, al rispetto per la propria città, fondare il teatro ed il centro delle arti visive.  In quel periodo i politici ci guardavano compiaciuti, sorridevano per i nostri intenti giovanili, ci davano speranze, erano dilettati dal nostro spirito fiducioso ed allora presentavamo i nostri progetti alla provincia, alla segreteria del politico più liberale  e poi……….. puff, idee rubate, barattate per una manciata di spiccioli che per noi giovani pieni d’entusiasmo era comunque  una grande gratificazione perche significava che  l’idea piaceva, andava avanti e galoppava.

Per fortuna c’erano i progetti educativi, quelli si che erano belli. In quel periodo il comune era il patrocinatore ed il finanziatore di  progetti di carattere culturale da presentare alle scuole. Ebbene si, potevamo propagandare le nostre idee ai più giovani, creare musica, creare drammatizzazione, creare video con i ragazzi delle scuole medie, infondere loro il senso di appartenenza e di creazione d’idee attraverso le arti.

E’ durato quel che è durato, quando un giorno, in televisione dove lavoravo come videomaker, è sparita una cassetta con la sigla del mio programma che in quel periodo andava in onda. Si chiamava  La Voce  e la sigla era una vetrina di politici nazionali e locali, immagini montate con la musica di john mayal che però era molto rodeo  sound e pare non fosse piaciuta al potente di turno perchè sapeva di satira.

Scomparve la cassetta e nessuno sapeva dove fosse finita. Quella era la mia Prima Censura.

Decisi che era meglio farne un’altra. L’intro partiva con un pezzo di Patty Smith  ed era una serie d’immagini di omicidi mafiosi, con pistole, sangue e donne che piangevano. Più realista, niente satira: non ebbi problemi ma ricevetti elogi da giovani giornalisti che oggi passano inosservati e fanno il loro lavoro senza pentimento nè inganno.

Gli anni novanta, gli anni in cui avevano deciso di far fuori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, iniziava l'operazione giudiziaria  'mani pulite', si stanziavano i primi finanziamenti per il 'progetto urban' di ortigia

mentre crollava la cupola della cattedrale di Noto.

Eh si, erano belli quei tempi, quando mi veniva la pelle d’oca a sentire il nome di Peppino Impastato

E piangere di rabbia e di gioia per quel CREDERE FERVIDAMENTE mentre guardavo ‘I 100 Passi’,

per me il film più bello senza dubbio, nella storia del cinema italiano.

Gli anni novanta,

che anni ragazzi!

 

 

E adesso,

Guardateli. Cito da Repubblica. It

“ Erano l’Armata Brancaleone della satira italiana, vivevano gli anni di piombo e crearono l’irripetibile fenomeno editoriale che diede sfogo all’ala creativa del movimento del ’77. Il loro gioco si chiamava Il Male, era un giornale, ma soprattutto era uno spassoso oltraggio ai potenti che ora Rizzoli celebra con il libro Il Male. 1978-1982. i cinque anni che cambiarono la satira,

Eravamo un gruppo», ricorda il vicedirettore Angelo Pasquini, «ci chiamavano i “ragazzi del Male” perché eravamo giovani e scatenati. La maggioranza non av eva trent’anni e tenere assieme la baracca era difficile. Abbiamo avuto un successo pazzesco e abbiamo anche un po’ perso la testa. C’erano forti personalità che si scontravano, ed era ovvio che sarebbe finita».

Pasquini aggiunge «quelli che adesso hanno 25-30 anni non sanno nemmeno cosa sia Il Male. Eppure è stato il giornale satirico italiano più importante degli ultimi 30 anni a cui tutti gli altri si sono ispirati. Noi invece ci rifacevamo al situazionismo, il movimento creativo che aveva ispirato il ’68 francese, soprattutto quando pubblicavamo falsi di quotidiani come La Repubblica o Il Corriere della Sera. In questo modo interpretavamo la realtà. Creavamo una sceneggiatura intorno ai protagonisti di una commedia amara, la storia d’Italia, che è andata avanti per anni».


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lunedì, 21 maggio 2007

 

 

 

       ELOGIO AL SUB COMANDANTE MARCOS

Marcos1

- ALLA FACCIA DEI PROGRESSISTI DI SINISTRA O DI QUELLI CHE SI DEFINISCONO

NO- GLOBAL MA CHE DI NO-GLOBAL NON HANNO CAPITO MAI VERAMENTE NULLA.

Infatti In Italia i no-global sono RAPPRESENTATI PER LO PIù DA

 un pugno di ragazzetti di sinistra fanatici e modaioli  tanto quanto quelli di Forza Nuova: entrambe le fazioni sono solo cervelli strumentalizzati ed abbastanza psicolabili da essere globalizzati all'interno di un sistema fatto di idee aggiustate a piacimento e convenienza.

La verità, come Marcos stesso delinea nel suo ultimo libro e che da anni è ormai il suo cavallo di battaglia,

è LA CONSERVAZIONE E LA PROTEZIONE

DEI VALORI E DEI DIRITTI  DELLE COMUNITà Più ANTICHE.

Infatti é solo attraverso la memoria  

CHE SI VA AVANTI

E NON ACCONDISCENDENDO AI MALI DI UN OCCIDENTE

BALORDO E VIOLENTO!!!!! -

**************************

 

L'11 marzo 2001 una marea umana accompagnava un carro tirato da buoi….sopra vi era la Comandancia dell'ejército zapatista de liberaciòn nacional ( E.Z.L.N. ) che 7 anni fa è insorta contro lo Stato Messicano per chiedere che fossero rispettati i diritti degli indios, gli unici eredi di quella civiltà millenaria, legittima "proprietaria" del "nuovo mondo" invaso e colonizzato dagli europei.

A capo della Comandancia vi è il SubComandante Marcos, un giovane intellettuale di città convertito alla cultura indigena: è un bianco, ma copre il suo viso con un passamontagna, percorre a cavallo le oscure selve messicane e appare nel buio, accompagnato sempre dal suo computer portatile. Colto, acuto, ironico, figlio della borghesia ha una duplice identità: la sua, sconosciuta (molti dicono sia stato un professore di filosofia e arte, ed altri, come Rosario Ibarra de Piedra, pioniera della lotta per i diritti umani in Messico, dicono di vedere in lui Jesùs Piedra Ibarra, desaparecido politico); l'altra, quella di un guerrigliero al servizio di un popolo oppresso.

Ha nel nome un ruolo, quello di subcomandante di un esercito che, armato soprattutto di internet e della ultracentenaria pazienza india, lotta per ridare vita e dignità alle popolazioni precolombiane del Messico.

Il suo è il ritratto di chi, "comandando ubbidendo" , si è messo al servizio dei perdenti della Terra, dei dimenticati, dei non riconosciuti che, stanchi, ma non più disperati, hanno imparato a non arrendersi mai, a nessuna condizione.

A partire dal XVI secolo, i popoli indigeni hanno subito una sistematica campagna di "riduzione" (Reducciòn indigena) che dura fino ai nostri giorni. La reducciòn consiste nel costringerli ad abbandonare i loro villaggi, per aggrupparli in altri più grandi e più controllabili da parte del potere, in modo che perdano la loro lingua e cultura.

Tuttavia essi hanno conservato la loro identità nonostante gli oltre cinquecento anni vissuti sotto ogni genere di sopraffazione. Lo storico Jan de Vos dice che gli indios del Chiapas "continuano a formare un settore distaccato dalla rimanente società chiapaneca perché convinti di essere figli della madre Terra, per il loro orgoglio di appartenere a una comunità etnica unica al mondo e per la perseveranza nel parlare le loro antiche lingue e conservare le usanze ancestrali". Questa perseveranza è la resistenza indigena, in molti casi velata, che sfocia in altri in sollevazioni armate o in spostamenti in luoghi disabitati, fuori dal controllo del potere.

da www.spazioinwind.libero.it/america_latina

 

 

 

postato da gracel alle ore 09:59 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: sub-comandante marcos


giovedì, 03 maggio 2007

 

PATER

(TESTO ARAMAICO)

Pateraram

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.nostreradici.it/aramaico.mp3

postato da gracel alle ore 16:21 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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